Cose che mi fanno incazzare

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Il concertone, come parola e tutti i concetti che ci stanno dietro.

Il Salento e la gente che spocchiosamente si definisce salentina, chi ci fa in vacanza dicendo che è bello ecc è bello il dialetto: ma vaffanculo!

Riso patate e cozze

I toscani che si credono simpatici solo per via del loro dialetto.

La campania

Quando alle previsioni meteo dicono “zone interne del centro” e non Umbria

Quando non c’è l’acqua in frigo
I cetrioli
Chi mangia i cetrioli

Chi non capisce che gli puzza l’alito.

Il fatto che nonostante l’oroscopo sia diverso su tutti i giornali che lo pubblicano, la gente lo legge credendoci pure.

Chi mangia cibo odoroso in luogo pubblico.

Il volume, la sveglia o la temperatura impostate su numeri dispari. Continua a leggere….

Bilanci, budget, tourbillon – Pensieri di un 31/12 ritrovati in una bozza del 2019.

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E rieccoci al bilancio, a guardare al passato quindi, a pesare, a contare, analizzare.
Forse sarebbe meglio guardare al futuro; meglio un budget allora, meglio capire dove e come investire, cosa fare in futuro.

Dice: “ma che fai, aspetta, statte fermo che ce stanno i saldi!”
Ma ai saldi non ci sono coraggio, fortuna, né punti in classifica, insomma non c’è quello che invece ci vorrebbe. 
Ci sono invece i messaggi inoltrati, gli auguri a prescindere, gli “a te e famiglia”, ci sono quelli che più che in famiglia passano le feste sui social network, ci sono gli svogliati, gli appesantiti, quelli impegnati a raccontarci qualcosa di speciale che tale non è, sono quelli spaventati da concetti tipo normale” e “comune”, ci sono gli appelli dei nutrizionisti:”non fate colazione con il pandoro”.
Ma perché, ma che voi? Ma lasciaci perde!

Allora scappo, mi allontano perché ogni anno le stesse scene, gli stessi appelli, le stesse melense false parole.
Basta con i petardi che poi mi si spaventa il cane!
Si il cane, lo stesso che ogni sera mi piscia imperterrito sulle gomme della macchina. Continua a leggere….

Buoni propositi per il nuovo anno

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Una top five, sgangherata, ovvia, di buoni propositi per il 2023.

Tu pensa che li avevo appuntati nel 2021 e quindi erano 2022 ma appunto come ogni buon proposito è rimasto calcificato, sommerso: eppure erano semplici, da uomo della strada.
Miravo in basso, non sono andato a segno, non è  proprio partito il colpo.

 

  1. Imparare a fare i biscotti
  2. Capire funziona il balsamo, come usarlo e riuscirci per quel che posso con i miei pochi capelli.
  3. Non confondermi fra martedì e giovedì, detti in inglese
  4. Studiare gli effetti dell’abuso di orzo solubile
  5. Imparare a lavorare un po il legno. Non fosse altro che per l’odore
  6. Capire il cricket (come sesto proposito delle top five, come riserva)

Avrei un ulteriore proposito ma è complesso: scrivere un compendio circa la qualità del prosciutto cotto.

Se vai al mare chiamami

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gloucester beach - Hopper

 

Così arrivava l’estate e con lei la noia vera dei giorni lontani da scuola, lontani dalla bellissima e vitale routine.

Oggi capisco mio padre.

Mi svegliava presto per partire ed io dalla sera prima ero un misto fra eccitato e rassegnato. Fare qualcosa con mio padre mi risvegliava dal torpore di quei giorni di niente, dalla canicola dell’estate avanzata e Roma svuotata, dal cortile disabitato dalle grida degli altri bambini. Così con gli occhi a fessura salivo in macchina e parlavo poco fra sonno e certezza che mio padre avrebbe voluto parlare poco. Mare verso nord, Fregene, Ladispoli, per abitudine di mille anni prima, di mio padre da giovane.

Per me il mare faceva il paio con una ciambella fritta, bella grossa quando ancora il bar era vuoto, il mare tranquillo, la spiaggia deserta. Parcheggiavamo lontano perché mio padre s’era già sforzato a portarmi lì, a fare km, a non dormire e cercar posto vicino al mare, girare, rigirare, no, non era il caso. Mi ricordo gli aghi di pino che pungevano dentro le ciabattine già indossate con vergogna da casa, il tragitto sui marciapiedi dal posteggio in strada fino al bar per la ciambella; poi in spiaggia col fastidio della sabbia fra le dita. Continua a leggere….

“Ma piove piove”

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Foto da
https://venti-trenta.it

Piove, è bellissimo e delicato come l’odore delle bambine che al mattino saltano sul letto con i loro gridolini e sorrisi intimiditi. Spero sempre riconoscano il mio odore come io riconoscevo quello di mio padre, lo stesso odore che sentivo dalla sua camicia a maniche corte appesa all’ingresso. La luce della lampada sulla scrivania inquadra un disordine di progetti spezzati, altri messi in pausa, una valanga di carta da leggere e scrivere. Mentre picchio sui tasti penso all’autunno in Finlandia, alla pace di quei posti al silenzio, alla estrema vivibilità che qui, invece, pare non esistere più. Siamo accerchiati da stronzi saccenti così che ogni mattina sia faticoso uscire di casa; siamo avvelenati dal complesso di superiorità mescolato al rifiuto per il lavoro vero. Continua a leggere….

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