Stuart highway, attaverso l’Outback, la terra rossa

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Quella che da Darwin scende fin giù fino a Port Augusta è una lingua di asfalto sporca della terra rossa tipica dell’outback australiano. Scura e rossastra la Stuart highway attraversa il paese da capo a piedi proprio come fosse l’arteria di un corpo da tenere in vita.  Continua a leggere….

Darwin

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Tramonto a mindil beach

L’autobus per l’aeroporto di Perth è in ritardo e mentre siamo in allerta pensando di prendere un taxi finalmente compare all’orizzonte, sbiadito dalla solita pioggia. L’autista si scusa e ci spiega che in questo caso non siamo tenuti a pagare il biglietto. Questo fa il paio con il mancato pagamento all’arrivo: ci avevano indicato di poter pagare con carta di credito ma una volta saliti l’autista ci ha spiegato di poter accettare solo contante che, essendo appena arrivati, non avevamo in tasca. Risultato? Non fa nulla, stavolta non pagherete, salite! Continua a leggere….

Matera

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Matera in cornice.jpg

Matera è polvere e sole alto, un sole che fa gialli i muri di tufo; è cielo livido di fatica operaia, è vicoli e sassi, scale e cunicoli, cisterne e cantine fresche di un umido denso, è cucina violenta e primordiale.
Matera è il rosso stanco ma intenso dei coppi che uniti formano le grondaie, è le terrazze da cui fissare un presepe vivente e scoprirne i particolari, è una strada di pietra lastricata e scivolosa, è afa con tutt’attorno campagna.  Continua a leggere….

Revival

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Revival 80

E’ un sacco di tempo che non scrivo e come direbbe mia nonna, “me ‘o sento pe l’ossa”: è come un dolore costante, un bagaglio scomodo da portarmi dietro.
Ma sto bene perché sto lavorando al progetto più grande della mia vita, per cui si, sono stato impegnato ed ho scritto, ma altrove.

Oggi sto in Vespa, col Vespone anzi e siccome è metà pomeriggio c’ho voglia di “500 lire di pizza bianca”  perché mille è troppa, e poi non ce l’ho mai i soldi.
1000 lire andrebbe bene se fosse al crostino “che me dai ‘n millante ar crosta?”, ma la mia ordinazione era 500 bianca.
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Ordinare

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bar via Magenta, Roma (foto da google maps)

bar via Magenta, Roma (foto da Google maps)

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Oggi ho ordinato un caffè commosso, un caffè che è diverso da quello macchiato, da quello corretto.

Si, perché al bar era l’ultimo giorno.
Così ho fatto colazione pure se l’avevo già fatta a casa, tanto per salutare tutti con poche parole.
La vecchia signora alla cassa m’ha sorriso come al solito e m’ha chiesto se sapessi che sarebbe stato l’ultimo giorno.
” e lo so sì signò!” Forse stamattina ho tardato ad uscire da casa anche per questo.
Ho risposto di si e parlato per poco, per dire che a volte un cambiamento, per quanto difficile, è necessario, che ci vuole coraggio, che lo so, perché ci sono passato.
Le ho detto che li ammiro e le ho augurato buona fortuna mentre gli occhi si lucidavano e continuavamo a guardarci da un lato all’altro del bancone.
Stupiti tutti e 4 (madre, padre e figlio, la famiglia di gestori), del rapporto che s’era creato senza che nessuno sapesse molto dell’altro siamo riusciti a dirci poco ma sono sicuro a capirci molto.

Impacchettare, ordinare, chiudere, andare: significa avere appunto coraggio, resistere agli attacchi di rabbia, sconforto, all’orda dei ricordi che sembrano tessere impazzite di un mosaico che consoci, di un’immagine in quel momento impossibile da fissare: giorno per giorno,la tua vita.

Come al solito il bar è teatro di ricordi.
Pure stavolta se ne va un pezzo di Roma com’era una volta, di Roma come ce la ricordiamo noi figli di mignotta innamorati .

“Bòna fortuna!”, e sono uscito senza girarmi più.

 

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