China taxi

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La mattina è ancora pioggia ed anche ritardando l’uscita non abbiamo ottenuto un momento davvero propizio per uscire.

Oggi è il giorno dei taxi quindi e più ancora dei tassisti perché camminare sotto l’acqua cercando le strade infestate dai motorini elettrici sarebbe improponibile. Così corse in taxi da e verso i templi buddhisti (vedi prossimo capitolo)

La guerra linguistica prosegue ad ogni incrocio e non basta fargli leggere l’indirizzo sulla guida od il nome del posto in lingua cinese perché prima di partire il tassista dirà comunque una qualche interminabile frase che a volte sembrerà una protesta, altre una domanda, alcune volte un perplessità. In ogni caso sarà incomprensibile come il fatto che non riescano a parlare nemmeno 4 parole base in inglese, 4 parole che possano consentirgli di lavorare al meglio. Continua a leggere….

Shanghai: i primi veri passi in città

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La mattina è pigra e grosse nuvole grigie passano veloci fra i grattacieli che osservo dalla finestra.

Alle 8 ero in piedi ma sveglio da un bel po’; uno stato di curiosità mista al gran numero di cose che vorrei, vedrei, dovrei mangiare, dire, fare. In realtà il tempo e lo spazio sono piuttosto limitati considerato che il primo è divorato dalla pioggia che ci costringe a rivedere i programmi ed il secondo da ritmi di cammino mediati dai passi fragili di mia madre, turista per forza di cose sprovveduta ma curiosa. In certe fasi mi fa tenerezza pensare come ad oggi i ruoli si siano invertiti e che ora è lei a seguire me, a rifugiarsi, a chiedere consiglio, a provare spunti di autonomia, che sono io a preparare la colazione, a chiedere se ha fame o sete, a preoccuparmi più in generale. Forse è vero che invecchiando si diventa bambini o che comunque ci si sente più fragili. Vederla armeggiare con le bacchette, mangiando, è divertente anche se le sue mani si sono fatte nodose dall’età: la vedo felice di questo viaggio e mi sento orgoglioso. Continua a leggere….

Shanghai

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Il volo è andato via lento e calmo, fra un film ed un pasto miniaturizzato, fra un dormiveglia irrequieto e le domande curiose di mia madre sempre pietrificata davanti a chi parla inglese anche si presentasser sorridente.

Ho portato Il Milione, di Marco Polo, lo leggo affamato prima di cercare informazioni sulla guida: dall’Italia alla Mongolia, alla corte del Gran Khan per oltre 15 anni, per poi arrivare qui nell’odierna Cina, un tempo territorio più complesso, suddiviso fra dinastie originariamente cinesi e condottieri appartenenti alle varie casate mongole. Un viaggio che portò qui Polo al seguito di suo padre e suo zio, mercanti lungo la via della seta, esploratori forse più che commercianti. Viaggi di oltre 10 anni, territori pericolosi ed ignoti, deserti, lingue da comprendere. Viaggi così affascinanti oggi come allora, così tanto da seminare in Colombo l’idea di rotte differenti, di nazioni nelle quali espandersi; viaggi così sommariamente descritti da confondere Colombo stesso, morto senza capire dove fosse stato davvero, così complicati da risultare epici anche oggi rileggendo, riprogettando, sognando di arrivare qui passando per Kazakistan e Mongolia, lungo una via che sa di sabbia e di scoperta. Continua a leggere….

Crescere

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crescere

Sono cresciuto veloce come il mais di Melfi, alto e bello, dice mia madre, ma pure un po storto, vi dico io.
Così ogni mattina passando veloci con l’auto per la contrada di Melfi mi godo le piante di mais e mi piace vedere che da un giorno all’altro crescono fino a coprire la visuale, che si può percepire il cambiamento, che dev’essere meraviglioso, per chi quelle piante le ha seminate, vedere il progresso così veloce, ogni mattina.
Panciuti uomini, incanutiti il più delle volte, dal bordo della strada guardano infatti compiaciuti verso la loro piantagione: lance d’acqua innaffiano a centinaia di metri e tutto mi scorre veloce come se avessi premuto ffwd da qualche parte. I colori si striano lungo i finestrini dell’auto, guardando di lato, così che se faccio resistenza al cambiamento cercando di guardare di lato oltre a schiantarmi perché non vedo la strada perdo anche il gusto di quello che invece avrei voluto continuare a guardare: il mais che cresce veloce e che un po’ sa della metafora della mia vita che sono cresciuto veloce per natura e per scelta. Continua a leggere….

La democrazia della merda

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Ecco questo  un concetto complicato che provo a spiegare in poche righe. L’attuale, in Italia, è la democrazia della merda ossia un appiattimento generalizzato di meriti e competenze, il totale moltiplicarsi di norme obbligatorie non rispettate mescolate ne l tirare a campare, nel pressapochismo.
Oggi tutti hanno la convenzione di essere liberi di poter fare e dire perché siamo in democrazia. Nessuno riesce più ad avere una percezione reale di sé stesso, tutti pensano di poter progredire, meritare.
Siamo riusciti a confondere la possibilità di informarci usando un mezzo come internet con la necessità di dire la propria opinione su ogni argomento. Nessuno dice più ” non mi interessa”, “non ne so nulla” ma ognuno dice cosa ne pensa senza padroneggiare l’argomento. Continua a leggere….

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