Giu 28
MassimoRacconti, Viaggio, Viaggio in India albero di mango, india del sud, massimo soldini, moravia, samosa, simpsin, traveggole, viaggio in india

Il legno vecchio e secco seppure ben trattato ha scricchiolato, salendo le scale. Ci siamo accomodati su un divanetto, anch’esso di legno, uno davanti l’altro.
Mi spiegano che l’albero di mango è cresciuto dentro la casa attraversandola, dalla piccola aiuola poco fuori l’uscio fin dentro al secondo piano, su fino al terzo dove ora la chioma ombreggia un terrazzo con mobili improvvisati e malconci.
Simpson mi guarda sorridente, sereno ma impacciato. Alla fine dl viaggio abbiamo imparato a conoscerci e condividere nonostante in India aleggi sempre quell’alone di rispetto per l’uomo bianco più ricco, il che, onestamente, vista la mia condizione, mi fa ridere amaro.
Tira spesso su con il naso, impastato d’un raffreddore molto forte preso forse per sudore ed aria condizionata in auto.
E’ stato n guidatore formidabile, una guida pratica ed attenta, disponibile alle mie bizze di finto esploratore, pretenzioso turista atteggiato a viaggiatore. Esperto e prudente Simpson ha chiacchierato con me, per ore, lungo tutte le strade, per lo più sconnesse, percorse insieme. Ha inseguito animali, scene, cercato quanto gli ho chiesto per riuscire a catturare foto particolari. Ha tollerato di buon grado i miei silenzi mentre sul sedile posteriore scrivevo per ore sull’Ipad senza fare attenzione alla strada, ha corrotto come assurdamente previsto, i poliziotti ai posti di blocco, mostrando come d’accordo il portafogli di riserva, mezzo vuoto per scelta, che abbiamo tenuto nel cassetto porta oggetti per dimostrare che quello era tutto il nostro avere per il viaggio: escamotage ben pensata per far fronte ai finti controlli messi su per spillare soldi ai turisti per loro sempre ricchi ma invero, come nel mio caso, assolutamente sopravvalutati.
E’ a casa ora, per un gioco di traiettorie e percorsi maligno ora è a casa. Ha guidato lui ma ce l”ho portato io qui, scegliendo il mio piccolo tour. So che ricorderò per sempre le sue camicie di tutto punto stirate anche se lacere, i suoi baffi neri, i suoi capelli un po unti, l’auto sempre pulita, ad ogni sosta rassettata dalla mie briciole, la sua dignità assoluta, il suo riserbo, le ricette che ci siamo confidati. Continua a leggere….
Giu 28
MassimoRacconti calma, integrazione culturale, maggio, massimo soldini, roma, roma termini

A Roma c’è un vento che non fa il paio con il maggio che ti aspetteresti.
Passeggio comunque al sole caldo di dopo pranzo e mi piace farlo in quelle strade appena fuori dalla confusione della stazione centrale.
La calma di queste vie diventate ormai una fusione imperscrutabile fra vecchia città e localini tradizionali, nuove scalcinate botteghe, coinvolte in infiniti lavori di ammodernamento portati avanti da persone di ogni razza che provano a radicarsi, impiantare un commercio quasi sempre diretto ai loro stessi conterranei per un discorso che mi fa comprendere ancora di più che una vera integrazione è ancora lontana decenni, che si continuano a creare ghetti per volere stesso dei ghettizzati.
E’ giusto che si mantengano le distane culturali, che ci si mescoli per poi tornare “in proprio”: le tradizioni, le cucine, le religioni.
Seduti sui secchi di vernice bevono tè o parlano tranquilli: senza tempo è qualcosa al quale non siamo abituati. Quelle chiacchiere svagate, quei loro lunghi silenzi in un ambiente disadorno, in preparazione per future attività, mi porta ad una calma che non riconosco più, che era propria dei pomeriggi di fine maggio, da bambino, quando la fine della scuola incombeva e nel vecchio cortile sotto casa potevo giocare più ore. Continua a leggere….
Feb 15
MassimoRacconti betulla, dopobarba, finalndia, Helsinki, massimo soldini

Il dopobarba alla betulla mi invade all’improvviso mentre stendo la crema molto liquida sul viso appena rasato.
E’ mattina, non è presto eppure ho un sonno atavico; sono soddisfatto della mia rasatura, delle linee della mia barba. Meno del fatto che ormai è imbiancata del tutto. Non è più “sale e pepe”, ma proprio bianca, quasi del tutto. A nemmeno 44 anni.
L’odore di linfa, di albero e natura, mi fa pensare a certi posti al centro della Finlandia; la radio intanto parlotta calma e non ne capisco le parole per colpa del volume e del rumore dell’acqua corrente; così è come se fossi all’estero appunto, ascolto le notizie, poi esco lento. Mi sento bene, tutto potrebbe andare sempre così se questa società, se la cultura popolare, nazionale, se al lavoro, se tutti si comportassero coerentemente, correttamente, “sportivamente”. Questo paese, invece, è finito secondo me. Continua a leggere….
Gen 06
MassimoRacconti 31 dicembre, bilancio, budget, fine anno, massimo soldini, tourbillon

E rieccoci al bilancio, a guardare al passato quindi, a pesare, a contare, analizzare.
Forse sarebbe meglio guardare al futuro; meglio un budget allora, meglio capire dove e come investire, cosa fare in futuro.
Dice: “ma che fai, aspetta, statte fermo che ce stanno i saldi!”
Ma ai saldi non ci sono coraggio, fortuna, né punti in classifica, insomma non c’è quello che invece ci vorrebbe.
Ci sono invece i messaggi inoltrati, gli auguri a prescindere, gli “a te e famiglia”, ci sono quelli che più che in famiglia passano le feste sui social network, ci sono gli svogliati, gli appesantiti, quelli impegnati a raccontarci qualcosa di speciale che tale non è, sono quelli spaventati da concetti tipo normale” e “comune”, ci sono gli appelli dei nutrizionisti:”non fate colazione con il pandoro”.
Ma perché, ma che voi? Ma lasciaci perde!
Allora scappo, mi allontano perché ogni anno le stesse scene, gli stessi appelli, le stesse melense false parole.
“Basta con i petardi che poi mi si spaventa il cane!”
Si il cane, lo stesso che ogni sera mi piscia imperterrito sulle gomme della macchina. Continua a leggere….
Nov 28
MassimoPapà - Il mio progetto più grande e folle, Racconti ciambella fritta, fregene, ladispoli, mare, mare anni 80, massimo soldini, pietra pomice, racconti

Così arrivava l’estate e con lei la noia vera dei giorni lontani da scuola, lontani dalla bellissima e vitale routine.
Oggi capisco mio padre.
Mi svegliava presto per partire ed io dalla sera prima ero un misto fra eccitato e rassegnato. Fare qualcosa con mio padre mi risvegliava dal torpore di quei giorni di niente, dalla canicola dell’estate avanzata e Roma svuotata, dal cortile disabitato dalle grida degli altri bambini. Così con gli occhi a fessura salivo in macchina e parlavo poco fra sonno e certezza che mio padre avrebbe voluto parlare poco. Mare verso nord, Fregene, Ladispoli, per abitudine di mille anni prima, di mio padre da giovane.
Per me il mare faceva il paio con una ciambella fritta, bella grossa quando ancora il bar era vuoto, il mare tranquillo, la spiaggia deserta. Parcheggiavamo lontano perché mio padre s’era già sforzato a portarmi lì, a fare km, a non dormire e cercar posto vicino al mare, girare, rigirare, no, non era il caso. Mi ricordo gli aghi di pino che pungevano dentro le ciabattine già indossate con vergogna da casa, il tragitto sui marciapiedi dal posteggio in strada fino al bar per la ciambella; poi in spiaggia col fastidio della sabbia fra le dita. Continua a leggere….
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