Partire, tornare

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La folata improvvisa gli disegnò un brivido veloce sulla pelle. Un fulmine di freddo che riuscì ad immaginare scolpirsi sulla sua gamba, risalendola.

La mano sul viso madido significò una nuova pagina, uno scostare i pensieri precedenti e cominciarne dei nuovi: provò a sognare ancora insistendo su stupidi ghirigori a metà fra ricordi e le briciole del sogno precedente.

La mano non spazzò l’odore denso di fumo del quale la barba era insaporita da anni e con gli occhi chiusi rimescolò le idee sperando di rimandare il risveglio. Gli alberi chiusi come

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Traiettorie

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Esistono traiettorie perfette.

Pensate a quella di un pallone che entra in rete, magari proprio nel calcio di rigore decisivo, quello dei mondiali di calcio. Pensate ad una palla che danza sul cerchio e poi decide di entrare: pallacanestro, grida, ultimo secondo, una partita vinta.

Pensate a quella curva, penellata alla perfezione, guidando una moto su per i colli dai quali si vede quel lago. Oppure pensate semplicemente alla strada di casa: in quelle notti che avete pianto, sofferto o viaggiato, la traiettoria perfetta era quella, la strada di casa vostra.

Una delle mie traiettorie perfette è qui a Roma ed mitica, perfetta proprio perché essenziale: in pochissimi metri racchiude l’estremo il senso filosofico di una città, di un modo di vivere e ricordare. Continua a leggere….

Cielo rotto

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Rain Sky

Uscendo dal supermarket teneva a stento in mano la spesa della sera.
Se qualcuno, qualcuno come lui, attento ai particolari,  l’avesse visto, avrebbe indovinato tutta la sua vita dalla spesa che aveva in mano: almeno lui, lo faceva spesso e credeva di farlo al meglio.

Sentì l’odore della pioggia, un odore fortissimo che gli sembrò così simile agli odori di casa Italia; ma quelli erano più simili alla terra bagnata oppure , nelle città, d’asfalto caldo e poi bagnato, in qualche modo un odore di trincea.

Qui il cielo e le strade parevano ed erano più grandi, l’odore più intenso, la vita più lenta. Gli sembrò che il cielo stesse per rompersi e che dalle crepe potesse gettarsi la pioggia più insistita e pura che avesse mai annusato, sotto la quale avesse mai corso o camminato lento.

Fu così infatti, il cielo si ruppe e lo fece senza rumore: le auto sulla statale interrompevano il fittissimo concerto d’acqua solo a piccoli tratti.

S’accorse d’essere  cambiato. Non era più riuscito a raccogliere, memorizzare, catalizzare le giornate, le emozioni : non c’era nulla nella parole da scrivere, a casa, o da dire nella chiamata della sera, quando la piccola telecamera lo inquadrava dopo cena. Si sentì un’esiliato, anche se per scelta, e ripercorse veloce, nel tragitto dalla porta automatica all’auto nel parcheggio, la logica delle scelte che l’avevano portato a cercare lavoro in Finlandia, quell’estate, in quell’estate così anomala, fatta solo di giorno: cominciò tutto nella stagione del raccolto. Continua a leggere….

Tic

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ossessivo compulsivo

In metro, seduto difronte ad una signora con un meraviglioso tic : allunga il viso come per estremo stupore, poi diventa seria, scrolla le spalle come per un brivido di freddo lungo la schiena e sorride.

Starei ore a guardarla, torturandomi la barba, offrendole simile materiale per essere curiosa.

Supermarket

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supermarket

…ecco, lo scaffale del tonno, al supermarket, mi sconvolge sempre un po.
Troppe varianti e prezzi: così rimango fermo lì, fingo di guardare il telefono, di scrivere un messaggio: in realtà mi sento a disagio. C’è chi arriva e prende su deciso una confezione come se non ci fossero alternative, come se la scelta giusta fosse così evidente da accecarti. Continua a leggere….

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